Spagna. Prato variopinto.
Ombra monca del minareto.
Donna mesta sul poggiolo
incantata davanti al vespro.
Italia. Nuvole a pecorelle.
Cielo oscuro, si cala la calura.
L’acqua dalla fontana erompe.
Marmo rotto, mortelle stanche.
Grecia. Rupe, rovina antica,
mesta, nebbia eruttante cima.
L’aria è’ densa, la terra è spoglia,
gregge, pastori, pini, stella alpina.
Svizzera. Capre, dirupo, vertigini.
Funivia. Maggiore sopra le nubi.
Valli verdi, il fondo ghiacciato:
a far due passi niente di meglio.
Germania. Città, case antiche:
tetto spiovente, fatto di legname.
Insegne, brocche, oh, le fontane,
cittadini grassi, strade strette.
Francia. Allegra e frivola gente.
Quante vetrine! Cose da vedere!
Grande frastuono, quante voci:
macchine, trombe, campanili.
Inghilterra. Ponti e nebbie,
i comignoli esalano fuliggine.
Castelli, parchi, campi di gioco,
sui pascoli gregge all’ingrasso.
Svezia. Fiordi di pizzo sulla riva,
macchia rozza nell’acqua blu scura.
Alberi grandi e mari di cristallo,
uomini biondi dal viso carnoso.
Oh, quante città, quanti popoli,
Oh, quanti lontani, lontani paesi!
Quanto è crudele il mio destino,
di non poter mai vedere alcuno!
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