M'affaccio alla finestra di notte
E attraverso l’immensa distanza
Nei miei occhi raccolgo il tremolante
Raggio d'una soave stella in lontananza.
Da bilioni di miglia eterea
La luce è instancabilmente varcata
I gelidi, neri e spogli, bui spazi
E chissà già da quante miglia di anni.
È un messaggio celeste che or al fine
Scese da me e nei miei occhi giunse
Il bersaglio e muore felice, mentre
La copro colle mie lasse palpebre.
Ho imparato che la luce celeste
Filtrata dai cristallini arnesi dei dotti
È messaggero dei simili al nostro
Tetro globo ed al mio mesto corpo.
L'assorbo col mio sangue, la racchiudo
E in silenzio l'osservo riflettendo,
Quale antico dolor la luce piange
Al sangue, il cielo al Globo, ambo le cose?
Milioni di solitudini sparse
Nel vuoto alle stelle fan male forse?
E ora mai ci troveremo unite
Sul gelido spazio e di notte?
Oh, stella, perché piangi? Neanche tu sei
Più lontana di quei cuori terreni!
Il Sirio è più distante da me?
O miei compagni? Ahi, chi lo dice?
Ahimè, amicizia! Ahimè amore!
Ahimè la via da anima ad anima!
Degli occhi inviamo un raggio avvilito,
Tra noi sta l'immane gelido vuoto!
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