Adamo, faccio spesso un pensiero sul tuo viso,
Mio mesto antenato, perché l’esistenza, mi duole
Il mio nome è: Uomo. Sul letto servile dell’affanno,
La mia mano sconsolata verso di te sto dimenando.
Uomo – animale laido tra un pappagallo e una tigre,
Sopra di me ondeggia il grasso albero di pane,
Stai grattando con le unghie la tua barba fulva,
E m'immagino, che tu abbia il dente sanguinante.
Oh, primo Uomo… oh, via del dolore…
Tu sei il pozzo, del lurido oceano,
Da cui ho ereditato il mio destino doloroso.
Mi piacerebbe incontrarti, faccia a faccia,
Or’ che brucio di lacrime, dolori e dannazione,
Per sbatterti furiosamente in faccia il mio pugno.
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