E’ avvenuto, quel che mancava ancora,
S’è compiuto il fato della nostra esistenza terrena.
Ci incontriamo – sorte misericordiosa! –
Davanti la tomba – un’altra e per l’ultima volta.
Credevo, mi conoscerai, ci sarà del tempo,
Dentro di noi il dolore invertirà il posto;
E vedrò scorrere, quando sarà tardi,
Le lacrime del pentimento sul tuo viso.
Perché è enorme, ciò che io avevo perso,
Per sopportar’, la forza, mi aveva dato il cielo,
Quel che io vedo, non vede nessun altro,
Perché di miracoli è capace il mio ricordo.
Dal passato, mi balena davanti un minuto,
Come un’isola sommersa dall’oceano;
Ed io rivedo di nuovo il tuo giovane viso,
Quando il tuo cuor non batteva per nessun altro.
Questa magia, anche su di te si riverbera,
Quest’anima è la tua Vesta – chiesa.
Rappresentata nel suo altare vedi te stessa,
Cosa sono io per te ormai capisci da sola:
Quando avrò lasciato la vita temporale,
L’eternità dell’amore e delle preghiere
Rinchiusa nei canti, nella morte…
Eppure il cielo, vedi, ci aveva uniti insieme!
Tu, che i tuoi tesori incompresi, le tue grazie,
Avevi sprecata per le persone indegne;
Io, prigioniero penitente di quest’idolo freddo,
Che ogni voluttà nel cuore aveva soffocato:
Or’ siamo seduti come anime nelle catacombe,
E ci guardiamo a lungo, senza parole…
Nei nostri sguardi, ahimè! Non il perduto,
Ma il dolore del non conquistato paradiso.
Così sta ferma la luna dopo la bufera furiosa,
Sopra una nuvola torreggiante e acquietata,
E guarda di sotto, melanconica, nella notte,
Tristemente, senza alcuna passione,
Ascoltando il silenzio sepolcrale,
Sotto il bosco oscuro e spettrale,
Mentre dagli alberi grandi lacrime
Cadono silenziose sulle foglie avvizzite…
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