Pensieri nella biblioteca


Rifletti, dove entri ora, studioso,
Sui stracci, dall’umanità gettati,
Con lettere cupe, come la notte
Invernale, è vergata l’atroce lezione:
“Mentre per una vita in miseria nascono
In milioni, qualche migliaio potrebbe
Aver la salvezza sulla terra, se sapesse
Usare la mente divina e emozioni
Angelici per i propri giorni di vita.”
Perché ‘sto pattume? Per pascolarci
Sopra come le pecore sull’erba? Perder’
La giornata sazi di scienza vanesia?
Il giorno di Dio! la vita della nazione?
Perché ‘sto pattume? riconosco tutti
Peccati dall’odore dell’uomo animale.
Su questo foglio c’è scritto la virtù,
Ma un tempo era la veste del brigante.
E di là? I giorni felici dell’innocenza,
Sull’abito strappato di una verginella,
O sulla vestaglia d’una meretrice irata.
E qui la legge – sulle fogli d’un libro
Reso bianco, fatto con i vestiti dei
Ribelli sanguinari, giudici falsi e tiranni.
Qui i segreti delle macchine e dei numeri!
Ma coloro, che i vestiti hanno logorato,
Per trasformarli in libri belli un giorno,
Loro son fuori questione: vorticano in
Eterno nella spira della miseria, inseguite
Dal Vento furioso, sulla ruota di Issione.
Sul letto del folle, testa saggia sogna;
L’astronomia misura i mondi sui
Cenci di una mendicante cieca:
Mondo e cecità su uno scadente foglio!
Le vesti dei prigionieri e vili mutati
In libro, ora la libertà e l’era eroica
Racconta in esso la grande storia.
Fedeltà, l’amicizia favoleggiano sul fogli
Fatti dai panni dei infami traditori.
“Ovunque ‘sta terribile menzogna!”
L’immagine mortuario del foglio
Pallido, fanno dannare le lettere vergate.
Stracci dei paesi! Tuo nome è biblioteca,
Ma dov’è il libro che porta alla meta?
Dov’è la felicità della parte più grande?
Sarà avanzato il mondo grazie ai libri?
Avanzava, e la scoria dei suoi popoli
Gloriosi diveniva sempre più orribile,
E il petto dell’uomo furioso alitava
Pestilenza sulla famosa nazione.
Dobbiamo dunque abbattere ciò, che nei
Millenni, la mente umana aveva creato?
Le opere dei saggi, dei poeti, e tutto
Quel, che il tempo aveva estratto dalla
Miniera dell’oro dell’esperienza?
Quante anime luminose si son immolate,
Vegliate presso le rovine del cuore
Ardente, per dar forza e consolazione
Ai suoi compagni afflitti e smarriti.
Gli eroi del merito non riconosciuti,
Coloro – che dopo la loro morte,
Quando non costava più niente –
Il mondo infame con la meschina
Riconoscenza incominciò ad adorare,
Martiri delle idee esaltanti, tutti
Insieme ai mercanti dei stracci,
Queste teste noiose – con i cuori putridi,
Con gli istruttori delle passioni malefici,
Loro tutti insieme – i buoni a causa dei
Cattivi – sul falò devono incenerirsi?
Oh no, no, quel, che dissi, era dolore,
Che la fatica di tante anime risolute,
Tante menti lucidi, non possono salvare
I figli del fango dal sprofondamento!
La terra malapena possiede, nel
Mezzo del deserto, un piccolo angolo,
Un pezzo di terra fiorita, dove il nome
Dell’uomo è il valore più grande,
Dove i diritti della creazione son
Attribuito come eredità “all’uomo.”
Eccetto coloro, che son nati neri,
Loro son considerati bovini da questi
Illustri, e frustano l’immagine di Dio.
Eppure – eppure bisogna sforzarsi.
Uno spirito nuovo apre strada verso alto,
E nelle anime spalanca novi orizzonti:
Innestare sentimenti più puri nelle
Razze rozze, idee più fruttuose,
Che infine s’abbraccino nei cuori,
E regni la verità e l’amore.
E nella sua casupola anche l’ultimo
Plebe possa dire: non sono solo!
Ho dei fratelli, diversi milioni,
Io li difendo, loro difendono me.
Destino, io non ti temo, qualsiasi
Cosa tu voglia, io non m’arrendo.
Deponiamo con diligenza certosina, ciò
Che nelle ore dell’estro crea la mente.
E se tutte le pietre son ammassate,
Costruiamo il Babele dell’era nuova,
Finché sarà alto come le stelle,
E quando avremo guardato dentro
Il paradiso, ascoltato musica angelica,
Ogni goccia del nostro sangue umano
Ferve dalla fiamma del piacere elevato,
Disperdiamoci come i popoli antichi,
Ricominciamo a tollerare e imparare.
È questo il destino, non avrà mai fine?
Nessun fine prima che s’estingua la terra,
E i suoi figli viventi non diventano pietre.
Cos’è il nostro compito sulla terra? Lottare
E dare linfa ai desideri delle nostre anime.
Siam uomini, figli della terra e del cielo.
L’anima nostra sono le ali, che ci elevano
Al cielo, ma noi invece di tendere all’insù,
Ci annoiamo, e come uccelli ignobili
Vivacchiamo nel fango della pestilenza?
Cos’è il nostro compito sulla terra? lottare
Secondo le nostre forze per nobili obiettivi.
Davanti a noi è il destino d’una nazione.
Se l’avremo estratto dall’abisso profondo,
E presso lo spirito combattivo abbiamo
Raggiunto il punto più alto acessibile,
Potremmo dire tornando alla polvere dei
Nostri avi: grazie vita! per le tue benedizioni,
È stato divertente, lavoro degno d’un uomo!
1844


作者
弗洛斯马提

译者
Cikos Ibolja

来源

https://www.babelmatrix.org/works/hu/V%C3%B6r%C3%B6smarty_Mih%C3%A1ly-1800/Gondolatok_a_k%C3%B6nyvt%C3%A1rban/it/72011-Pensieri_nella_biblioteca


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