Mi hai reso bambino. Il tormento dei trenta
inverni pungenti, mi ha cresciuto, invano.
Incapace a camminar’ ma neanche a star quieto.
Da te mi trascina e spinge ogni mio membro.
Ti tengo in bocca, come il cane, il cucciolo,
provo a fuggir’ per non essere strangolato,
Gli anni, che il mio destino ha distrutto,
si riversano su di me, in ogni momento.
Sfamami – patisco la fame. Coprimi - ho freddo.
Sono un avveduto – attendi a me con cura.
La tua assenza mi permea, come la corrente, la casa,
Disponi – e si dissolverà la mia paura.
Mi hai guardato, non mi rammento più di niente.
Mi hai ascoltato, e senza parole son rimasto.
Fai in modo, che io non sia, cosi inclemente;
che sappia vivere e morire, anche da solo!
Mia madre mi ha cacciato – sulla soglia giacevo -
vorrei fuggire da me stesso ma è impossibile -
sotto di me solo pietre, sopra di me il vuoto.
Oh,come vorrei dormire! Da te che vengo a bussare.
Uomini insensibili come me, ce ne sono molti,
eppur’ dagli occhi loro, lacrime sgorgano,
ti amo tanto, perché grazie a te, che
ho imparato amare tanto, anche me stesso.
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