Il poeta
Avresti dovuto domandarmi, quando ero un feto...
Oh, se lo sapevo, lo sapevo bene!
Sbraitavo, non voglio il mondo! è spietato!
Il buio mi colpisce opaco, la luce è tagliente!
Son sopravvissuto. Ormai ho la testa dura.
Solo i polmoni si son rinforzati, ho pianto tanto!
La voce
Le onde rosse della scarlattina e del morbillo
ti hanno scaraventato sulla riva,
Una volta ti volle inghiottire il lago, - ma poi ti sputò.
Cosa pensi, perché il tempo ti prese a benvolere?
Il cuore, il fegato, i due lobi del polmone,
quel macchinario zaccherato e misterioso fanno
un buon servizio…ma perché? quel fiore infausto,
il cancro, non stara mica alignando nel tuo corpo.
Il poeta
Son nato. Ho protestato. Eppure sono, qua.
Son cresciuto. Mi domandi: perché? mah! chi lo sa.
Avrei voluto essere sempre un uomo libero,
lungo la strada gli aguzzini mi hanno scortato.
La voce
Sei stato sulle cime lucidate dal vento,
hai veduto al tramonto, una capriola quieta,
inginocchiata nella macchia avvizzita;
hai veduto gocce di resina sul tronco del'albero,
giovinetta nuda, dal fiume passare sulla sponda,
e si posò un grande cervo volante sulla mano tua...
Il poeta
Dalla prigionia non si vede neppure questo.
Fossi nato montagna, una pianta o un uccello…
Pensiero consolante, di un attimo,
fugace pensiero divino. Oh, Libertà,
aiutami a trovare, finalmente la mia Patria!
La cima di nuovo, il bosco, la donna e cespugli,
le ali dell'anima che si bruciano nel vento!
Nascere di nuovo, in un mondo nuovo
quando accecante, tra i vapori dorati,
si alza il sole sui primordi dei giorni.
Tutto tace, tace ancora, ma alita la tempesta,
dai rami pendono frutti maturi.
vento leggero trasporta la farfalla, vola,
e tra gli alberi, oramai la morte sospira.
Ormai lo so, mi sto preparando alla morte,
l’onda del tempo mi rialza, mi molla;
sono stato prigioniero, la mia solitudine
come la luna crescente aumenta.
Sarò libero, mi assolverà la terra,
e il mondo, distrutto sulla terra,
piano avampa. Le tavolette son crepate!
Vola in alto, fantasia dalle ali pesanti!
La voce
Ondeggia la frutta, cade, se è matura;
ti calmerà, pien’ di ricordi, la terra profonda.
Il fumo della tua rabbia salga ancora fino al cielo:
scrivi sul cielo, se ormai è tutto perduto!
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