Da due giorni piove a dirotto, se apro la finestra,
sulla mia tavola nuvola si posa,
brillano i tetti di Parigi
mi si illumina il viso di luce umida.
Sto al disopra le case eppure vivo nel abisso,
la fuliggine bagnata mi avvolge,
mi vergogno per questo fango torpido
e del tramonto sudicio di notizie.
Oh, guerra dalle ali nere e sferzanti,
terrore che dai vicini spira!
Di là, non si semina, ne si fa la raccolta,
non c'è più neppure la vendemmia.
Tace il pigolio del pulcino, non arde più neanche il sole,
madri son stati privati dai figli,
Hispania! scorrono con furore,
i tuoi fiumi insanguinati.
Ma verranno nuove frotte, se serve, sbucheranno dal niente,
frotte, come un tifone impazzito,
dalle terre ferite e dal
profondo delle miniere.
Libertà, i popoli evocheranno il tuo destino,
il canto, anche oggi, risuonava per te;
i poveracci di Parigi, intrisi d'acqua,
con parole grevi cantavano la tua ribellione.
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