Muore la poesia lirica. Abbiamo strapazzato
il suo corpo – violino da ragazza delicata,
costringendola a emettere suoni sfrenati,
oggi è in grado solo di gemere e rantolare
come un moribondo… il suo lamento
non ha più ritmo, ne parola, ne misura:
la mente aperta e il cuore musicale
non parla, solo il polmone ansima, solo
la gola grida e lo stomaco stordito sogna.
La poesia lirica svanisce, quest’epoca è muta.
Anima, a chi ti rivolgi? Dicono, devi
gemere lo strazio dei milioni, siamo fratelli
e a cosa serve la parola, se è soltanto tua?
Ma, Dio mio, è fratello colui, che non
intende il lamento di suo fratello, se non
è anche suo? Il mondo è egoista: solo la
miseria comune, la febbre, il disordine
comune balbetta – il resto è silenzio, solitudine.
Muore la poesia lirica, e l’amore è
silenzioso, come il bacio delle colombe.
Oh, mia amata! il canto è per noi stessi.
Da tempo non risuonano più i giorni di Saffo.
Baciami! La poesia lirica muore, la vita
mesta si rifugge nel silenzio della coppia.
Un tempo, l’uomo era un uomo, il suo cuore
batteva per l’altro, cuor di fratello; - oggi
è gregge, che rumina sulla propria miseria.
Sii isola e aspetta il levarsi del sole dalla palude!
Dai bozzoli strani possono nascere farfalle.
Che ne sai? Gli Dei muoiono, l’uomo vive.
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