Figlio mio, ti stai allontanando così veloce da me,
in questo gran spazio – tempo.
Dal tavolo ti alzi già nervoso,
sparisci, corri.
Leggi il giornale, quando ti parlo
rispondi a monosillabi.
Sei con gli amici. La stanza tua è vuota.
La mia anima è vuota.
Non noti l’ amor’mio fatuo sul mio viso.
Di me neanche ti accorgi.
La mia voce stridula, in te suscita repulsione.
La mano mia è pesante.
Tua madre è diventata di nuovo l’unica amica mia.
E con lei che parlo.
Le rammento, a voce bassa,la nostra età ridacciante.
Per non fartelo sentire.
A suo tempo, anch'io lasciai cosi mio padre.
Lui fece allo stesso modo.
Con un sospiro pesante, orgoglioso, dannandosi,
non guardandosi indietro.
Questa solitudine somiglia tanto a quel’altra,
quando non eri ancora nato.
Le mattine mi spargono il capo di cenere,
i mezzogiorno son grigi.
Di sera scruto il cielonel giardino,
gli alberi e le fronde,
domando me stesso, com’è che il frutto
non capisce il tronco?
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