L’estate dorme ronzando, di un velo
grigio s’ammanta il rilucente cielo,
il mio cane arruffa i peli e scappa via,
oltre il cespite intravisto un’ombra vaga.
Si spoglia dei suoi petali il vecchio fiore,
par già mezzo morto, fermo immobile,
sopra di me ramo d’albicocco crocchia,
con il suo peso piano stramazza a terra.
Oh, anche questo giardino s’avvia verso
la morte, i suoi frutti regala all’autunno.
Si fa buio. Intorno a me, un biondo ape
ritardatario fa il suo giro della morte.
Te che morte attende, baldo giovanetto?
Un proiettile punterà su di te sibilando
o sarà una bomba a scavarti il sepolcro
in cui a brandelli cadrà il tuo corpo?
Nel sogno respira già il giardino, invano
domando, eppur’ lo domando di nuovo.
Nei frutteti orbita il sol di mezzogiorno
e s’innaffia verso sera con il refrigerio.
1936
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