Davanti a noi s'è nascosto il giorno della clemenza,
a forza di leggere s’è sbrindellata la bibbia,
lo squillante annuncio del giudizio finale
chissà dove si trova ancora.
L’autunno, l’inverno, poi di nuovo estate –
seppur riscaldata, la nostra stanza è fredda.
Platone e Cant ormai sappiamo a memoria,
facciamo grandi sbadigli dalla noia.
Come se stessimo seduti alla stazione,
aspettando qualche treno svogliatamente.
I più saggi, con un sorriso irrigidito:
loro lo sanno già, che non verrà niente.
Ma guai a loro se lo dicessero ad alta voce,
mille volte guai se osassero ridere:
nelle prigioni non ci stanno più i lamenti,
e i manicomi sono strapieni.
Uomini annoiati in piazza principale
hanno acceso un albero di natale.
Come bambini ci deliziamo nella sua luce.
Or sta parlando un smunto prete.
Dice che dovremmo piangere molto,
siamo tanto cattivi.
Noi ci prostriamo e piangiamo in coro:
Miserere! Miserere! Miserere!
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