Giovedì santo


Non c'era la coincidenza. Annunciavano
sei ore di ritardo, ed io, il giorno del giovedì
santo, sono stato seduto per sei ore,
in un buio asfissiante, nella sala d'attesa
di Kocsàrd. Avevo il corpo distrutto,
il cuore pesante, come chi nel buio si avvia
su una strada misteriosa, su una terra infausta,
indicata dalle stelle, fuggendo davanti il destino,
eppure affrontandolo,con i nervi sensibili
sente i suoi nemici che di soppiatto lo seguono
da lontano. Oltre le finestre,le locomotive
passavano con fragore,il fumo è denso, è come
enorme ala di un pipistrello mi sfiorava il viso.
Orrore sordo mi prese, profonda paura animalesca.
Mi guardai intorno: avrei voluto scambiare
qualche parola buona con uomini familiari,
ma la notte era umida e buia,Pèter dormiva,
Jànos dormiva, Jakab dormiva, Màtè dormiva,
e tutti dormivano...
Dalla mia fronte partirono gocce grasse e
scorsero giù lungo il mio viso distrutto.


作者
Jenő Dsida

译者
Cikos Ibolja

来源

https://www.babelmatrix.org/works/hu/Dsida_Jen%C5%91-1907/Nagycs%C3%BCt%C3%B6rt%C3%B6k/it/28229-Gioved%C3%AC_santo


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