Mio Signore, mettere in rima la tua gloria, non
son capace.
Ti recito il salmo con le mie semlici parole.
Ma se non ne hai voglia, non ascoltar’ le mie parole.
Lo so che l’erba verdeggia, ma non capisco il perché,
e per chi.
Che amo, lo sento, ma le mie labbra, sulle labbra
di chi bruceranno, non lo so.
Soffia il vento, lo sento, ma non so il perché, se io
son cosi triste.
Ma non badare alle mie parole, se a Te non son
gradite.
A Te vorrei in primo luogo dire, che esisto anch’io,
che son qui e ti ammiro, ma non ti comprendo.
Perché Tu non hai bisogno della nostra adorazione,
e dei nostri salmi cantati.
Forse le nostre, eterne, suppliche rumorose urtano
le tue orecchie.
Perché non sappiamo far altro, solo supplicare,
ossequiare e chiedere.
Sono un tuo semplice schiavo, puoi anche cedermi
all’Inferno.
Il tuo potere è infinito, sei potente forte ed eterno.
O Signore, fammi dono di un nonnulla di me stesso.
Ma se non ne hai voglia, non ascoltar’ le mie parole.
luglio – agosto del 1922.
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