Cristo


Cristo mio,
toglierò la tua immagine dal muro. Avverto le sue
linee, i suoi colori, come un’alterazione distorta,
cosi come appari qui, non riesco mai immaginarti.
Con certi splendidi occhi azzurri, così satollo
e lieto, con il viso paffuto d’un colore rosso
soave, come una rosa caduta nel latte.
T’ho veduto durante tante notti, anche ascoltato un’infinità di volte, io lo so, che tu eri un semplice, smorto, stanco e a noi somigliante.
Erravi insonne sui sentieri degli reietti, nelle valli di
lacrime della fame e della miseria, e sull’orizzonte
della tua angoscia appenata, le fiamme, della tua
Gerusalemme decadente, lambivano già il cielo.
La tua voce procurava onde doloranti, quando
dopo tanto parlare, con voce rauca ricominciavi
a parlare. Tuo vestito stracciato e sbiadito era
copiosamente coperto dalla polvere della strada,
sul tuo viso emaciato, screpolato dal vento e dal
sole, il giallume si fiammava in rosso ramato,
dai tuoi occhi fumanti cadevano sfrigolando sulla
tua barba incolta le lacrime di Dio -


作者
Jenő Dsida

译者
Cikos Ibolja

来源

https://www.babelmatrix.org/works/hu/Dsida_Jen%C5%91-1907/Krisztus/it/76085-Cristo


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