Or che di strada ancora sono uscito
In questa sera d'inverno io mi chiedo
Cos'è stata la vita, mio Signore?
Questo essa è stata: tanta opacità
Spento tributo e gran necessità
Limiti tristi a cento, disperati.
Cieli coperti con poco d'azzurro
Questua amicizia con due signoroni,
Di lisa corda due note svenevoli.
Di talamo un paio d'ebbrezze selvagge,
Di donna un paio di belle labbra calde,
Vero, non vero; il mio cuore ora tace.
Adesso siedo tra monti maestosi,
Malato in mezzo ad altri malati:
Spalle al passato, alla morte dinanzi.
Sarà diverso? Devo attenderlo forse?
Nell'ombra sbandano senza padrone
Lenti i miei averi, aneliti, ideali.
Le loro orme, qual nero impellicciato,
Segue un vecchio porcaio incappucciato,
Piano s'avanza muta la rinuncia.
Nell'inverno dalla coltre silente
Però vivo una stagione di pace,
Io lo sento che Dio pensa con me.
Come i cespugli con le scure bacche
Sotto la neve serbano l'aroma,
Colmo il mio cuore è di fresche bellezze.
A che sarà servito non sapremo
Sinché di neve il manto non si sfalda,
Sino alla primavera od alla morte.
In pace giaccio, pigro, rassegnato,
E mi osserva dalla sera infinita
La mia sorte meditando il Signore.
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