Se fosse così anche la morte,
Come questo tramonto di dicembre,
Dai passi così felpati, cosi silente,
Mi tratterebbe bene, garbatamente,
Mi toccherebbe la mano, come
Qualcuno, a cui voglio tanto bene.
Se fosse così anche la morte,
Entrerebbe nella mia stanza silente,
Come un alito che spegne la lampada,
Neanche noterei, ch’è scesa la tenebra.
Andrei con lei, lasciando che mi guidi,
Attraverso campi, boschi e mari.
Se fosse così anche la morte,
Non una forma mostruosa e deforme;
Ragazzo soave, o una ragazza dolce:
Mi aggrapperei forte a una mano sua,
Nell’altra – con la fiamma discensionale -
- Genio accorato – reggerebbe la torcia.
Se fosse così anche la morte,
Mi abbraccerebbe da dietro le spalle,
Poserebbe la sua mano sulla mia cartella:
“Compagno, posa la penna, ora basta!
Tanto l’ultima poesia non ti riuscirà bene,
Suona la sirena della nebbia, la nave parte!”
Se fosse così anche la morte,
Capo scoperto, riccioluto, niente cimiere,
Non occhiate vuote, ma sguardo profondo,
Con cui mi scruta l’anima fino in fondo,
Rispecchiando quel che là intravede:
L’immagine cara di qualche amico vero.
Se fosse così anche la morte,
Non scaverebbe fosse umide e buie,
Mi porterebbe attraverso prati grandi,
Dove suggeremmo la rugiada dei cieli,
E all’improvviso nella nebbia mattutina,
Sparirei in silenzio sul mare e sulla landa.
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