Correva ansimando, lacero e intirizzito,
Il mio Signore, il tanto dimenticato,
Con una scarmigliata, divina, barba bianca,
Nel’ alba cieca e umidiccia,
In qualche luogo, sotto il monte Sion.
Suo capotto: una grande campana,
Con le lettere rosse rattoppata,
Era logoro e accorato, il vecchio Signore,
Batteva, sferzava la nebbia,
Suonava la campana per la messa mattutina.
Nelle mani tremanti tenevo una lanterna
Nel’anima la Fede mi logorava
Nella mente: la giovinezza passata:
Percepivo l’odor’ di Dio
E di qualcuno, ero alla ricerca.
Mi aspettò, là, sotto il monte Sion,
Ardevano e bruciavano le pietre,
Stava suonando la campana, mi accarezzava ,
Spandeva lacrime sul mio viso,
Era buono, clemente il vecchio Signore.
Baciai la sua mano, vecchia e aggrinzita,
Disperato, il cervello mi lambiccavo:
“Com’ è, che ti chiami, vecchio, bel Signore,
A cui ho rivolto tante preghiere?
Ahimè! Ahimè! Non me lo ricordo “.
“Io, il reprobo per tutta la vita,
Da morto, da Te son tornato.
Sapessi solo dire, un’ infantile preghiera”.
Lui mi guardò tristemente,
E continuo a suonare, a suonare.
“ Se sapessi solo il tuo nome grandioso”.
Lui attese, poi scappò all’insù,
Ogni passo suo, una battuta del salmo:
Salmo mortuario. Ed io piangendo,
sotto il monte Sion, sto seduto.
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