Non ho in cui rincasare,
come uno spettro brancolo
di notte.
Splende il sol, ma non ti vedo
per il mondo il magiaro
è orfano.
La vita passa e viene,
siamo cani e schiavi,
anormali.
Mi lagno, ma nessuno l’ode,
il fondo del mio cappello
è zuppo di pianto.
Se la mia bocca gridasse
salderei sul palo del portone
il mio cuore.
Silenzio! Dormi, cuor mio!
Così va bene o in altro modo,
in qualunque modo.
I tristi potenti han così finito,
la rugiada magiara è scarsa acqua,
nel limo casca.
Che s’importa! Loro ridono,
i camposanti d’acacia
c’attendono.
Madre, perché m’hai voluto?
Ti sei assopita, ingrigita
invano.
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