Sulla riva di Betzaeda


“E là c’era un uomo,
che giaceva malato da
trentotto anni.”
Giovanni ev. V. 5.
Per trentotto anni è stato malato…
Trentotto anni… oh, un mare di tempo,
O, giorni lenti come le lumache,
O, notti che non hanno mai fine!
O, rumore che ammattisce, silenzio che tormenta,
O, tortura impotente, disgusto laniante,
O, grandi occasioni per l’eternità perse,
Piccoli, dolci momenti che scivolano via
Invano, inafferrabilmente, -
La palma i suoi frutti li portò invano,
E germogliò, come consolazione l’ulivo.
Per trentotto anni è stato malato,
Peso per tutti, peso per sé stesso, -
Nel arco dei trentotto anni pesanti come il piombo,
Nell’anima, nella penombra dell’officina
Profonda, il fato cambia – mischia tutto.
Questo cuore poteva diventar’ pietra,
O forse traboccare di verecondia,
Per trentotto anni è stato malato:
Se era innocente, questo lo rese peccatore,
Se era peccatore, candido divenne,
Se aveva dignità: diventato un straccio,
Se caparbio come la roccia: in polvere si sfaldò,
Giaceva in riva al lago, e guardò nel lago…
Il lago, questa è stata l’unica magia.
Il lago, la Betzaeta, la guarigione:
Immergersi nella sua ossessa acqua santa,
Quando lo prende la grande „turbolenza”,
Quando su di lui scende l’angelo di Dio,
Con le ali pesanti percuote la spuma,
E i balsami salvifici come bolle di perla,
Sorgono dalle profondità segrete.
Il Lago… era vicino, eppure lontano,
Irraggiungibile come le stelle.
Gli altri l’hanno comunque raggiunto,
L’hanno raggiunto i paralizzati, i ciechi
Qualcuno li aveva portati, altri sorretti,
Che possano mettere per primo il piede nell’acqua,
E colui che a lungo aveva sopportato e sanguinato,
Per una volta, comunque, come primo arrivato.
Solo lui, solo lui non è arrivato…
Non c’era chi lo sorreggesse, chi lo portasse giù,
Forse era così pesante, cosi incapace,
Peccatore la sua spoglia, morta - vivente,
Che forza umana non lo potesse reggere.
Passo di nuovo la grande turbolenza,
La grande occasione, la magia fausta,
E volo via nuovamente l’angelo di Dio,
L’ultima figlia della gioia defunta:
La fata speranza dei boccoli verdi chiari,
Anche lei s’è rifugiata alla fine del mondo.
Fu notte, sopra Betzaeda brillarono
Implacabilmente le stelle.
Ma indomani mattina Gesù passò di là –
Cluj - Napoca, 16 maggio 1928


作者
Sándor Reményik

译者
Cikos Ibolja

来源

https://www.babelmatrix.org/works/hu/Rem%C3%A9nyik_S%C3%A1ndor-1890/A_Bethesda_partj%C3%A1n/it/48935-Sulla_riva_di_Betzaeda


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