per Árkosy Lajosné
Le campane suonavano tanto fragorose,
La gente nereggiava incredibilmente,
Sotto il baldacchino, la Santità avanzava…
Gerusalemme! – pensai io nel frattempo –
E pensai: vado piuttosto a Emmaus,
Sull’Emmaus or’ scende l’imbrunire,
Sono cosi azzurre le montagne lontane.
A lascar’ la città mi avviai tosto.
E come il cielo divenne sempre più azzurro:
Pensai, questo ormai è il Suo cielo.
Il suono della campana divenne più sonnolento,
Come se la voce giungesse da sotto l’acqua,
O provenisse da una nebbia infinita:
Pensai: questa ormai è la Sua parola.
Verso Emmaus il paesaggio divenne più fresco,
Vidi dappertutto piccoli fiorellini,
Piccole violette ai bordi della mia via:
Pensai: questi sono ormai i Suoi fiori!
Come raggiunsi il bosco più cupo,
Qualche uccello cinguettava nel sonno:
Pensai: ecco, questi sono i Suoi uccelli,
Come adorava gli uccelli del cielo!
Un magnetismo percorreva gli alberi bruni,
Le dita ossute che s’ergevano al cielo,
Come se fossero già riempite di fiori. –
Sapevo: or’ è Lui, che parla agli alberi.
Se sentì il suono triste della campana grave,
Spegnendosi nello spesso fogliame,
Ma io stavo là fuori ed ero così felice,
Come colui che Lo vide - ed è giunto alla destinazione.
Cluj – Napoca, bosco di Hoia, sera del Sabato santo
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