S’è disperso il canto vinoso d’autunno.
Il fresco delle cantine si tramuta in afoso.
Vento e pioggia sferza la vite spoglia.
La collina argillosa ha la pelle d’oca,
si dissolve e si putrefa in fango,
come il corpo nudo di un morto.
E’ giunta la sera, si affrettano le sere,
come la vecchiaia, la ladra, subdolamente,
che arriva in silenzio, in punta di piede,
e tutto d’un tratto, con un salto ci raggiunge!
Sé stessi, non siamo più in grado di ingannare:
ahimè, dobbiamo morire, dobbiamo morire!
E’ caduta la neve sulla misera terra,
forse, solo per coprir’ la sua bruttezza.
Or’ è bianca, come il nostro giaciglio,
che a sera, per dormir’ viene allestito,
il nostro piumone morbido, il cuscino candido:
come se stessimo camminando sul nostro letto,
come i bambini birichini, che con le buone,
a letto non intendono proprio andare,
ondeggiando, sul letto stanno passeggiando,
finché la madre, ne ha abbastanza di loro,
e li apostrofa cosi: “Sotto coperta! Veloce!”
Ahimè, dobbiamo morire, dobbiamo morire!
Come la clessidra, si volge già l’anno:
si consuma il vecchio, incomincia il nuovo,
Anche la clessidra, stanca della sua sabbia,
l’anno vecchio, i problemi, all’anno nuovo lascia.
Quant’opera è rimasta incompiuta!
Quanta frutta del piacere non raccolta…
Il nostro cuore batte impaziente l’attesa,
come un guardiano che sente l’ora della smonta.
Apriamo nervosamente cento cassetti.
Con il sapore d’addio, intrigano i baci.
Gioia senile, non è in grado di consolare,
ahimè, dobbiamo morire, dobbiamo morire!
Si scioglie la neve, preme la primavera,
cosa vorrei essere, non ne ho l’idea!
Sono un fiocco, con la neve mi sciolgo,
che scorre via come ‘na lacrima,vola con un sospiro.
E per quando gli uccelli saranno di ritorno,
la terra è asciutta, non v’è più traccia dell’inverno…
Solamente il mio inverno non è cosi fugace.
Solamente la mia morte non è mortale.
Chi, per una volta avevo lasciato andare,
quell’uccello, indietro,non vedrò più tornare.
Fronda mia, caduca, non porta nuove gemme…
Ahimè, dobbiamo morire, dobbiamo morire!
Uno per uno, gli amici m’avevan’ abbandonato,
a chi avevo fatto del bene, m’aveva rinnegato;
non mi amano più coloro che avevo amato,
mi sotterreranno coloro, per cui avevo brillato.
Tutto quel che nella polvere avevo vergato,
dall’acqua fangosa della primavera sarà travolto.
Vite rinsecchita, ospite molesta dell’anno scorso:
per me, oramai perfino la primavera è avversa!
Su di me, bontà d’una donna, solo tu ti pieghi,
come fanno le rose sui paletti spezzati,
per coprir’ di baci i miei occhi atterriti.
Ahimè, dobbiamo morire, dobbiamo morire!
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