1914
(realizzato in occasione di una riproduzione artistica
pubblicato dall’istituto d’arte viennese)
Padre nostro, che sei nei cieli,
nella guerra, nel sudiciume, nei peccati
il tuo mondo orfano a te guarda:
sia santificato il tuo nome,
il tuo più bel nome: Pace!
Venga il tuo regno.
La nostra terra è insanguinata, infuria la guerra,
Signore, temiamo la punizione della tua mano,
e lo diciamo, ma gemendo, tristemente,
permettici di dirlo più facilmente - :
Sia fatta la tua volontà!
come dicono gli angeli nei cieli.
Signore, davanti a te è il meglio della Patria,
che cadano le foglie ma l’albero rimanga viva:
ma anche sulla più piccola fronda
non veglia forse la tua provvidenza?
non si posa forse anche sull’ultimo
grappolo benedicendolo
come in cielo anche in terra?
M’avevi scosso, che più terribile non si può,
or’ quel che è rimasto sul nostro albero,
il mesto ramoscello, proteggi sino all’autunno:
dacci oggi il nostro pane quotidiano,
educa i nostri figli per amare la pace,
se è peccato, che oggi i nostri piedi
son bagnati di sangue: è solo per loro!
e rimetti a noi i nostri debiti,
come anche noi li rimettiamo
ai nostri debitori: la gramigna è tua
e anche la punizione, nostro compito
è solo quello di proteggere i nostri!
e non esporci alla tentazione, fai che
la consapevolezza della nostra innocenza
possiamo custodire come una preziosa
camicia corrazzata, anche se dal sangue
unta, e non si debba mai squarciare.
Guai a colui che contro di noi avanza:
combattiamo, pronti, qualsiasi battaglia,
ma liberaci dal male,
perché il paese è tuo, e il proprio
destino nelle tue mani aveva posato,
e tu sei la più grande forza:
colui, che al tuo nome s’infervora
per quanto lotti e sanguini,
il potere e la gloria
prima o poi sarà sua!
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