Il poeta del ventesimo secolo


Son disteso beatamente sul giaciglio
del superbo narcisismo, sulla coperta mi cade
la luce notturna e la raggiante luce del giorno.
Sto oziando tra fumo e caffè,
è il mio daffare, il mio destino: solo nel vivere
consiste.
Che m’importa della gloria della menzogna:
il lavoro,
noi valiamo solo per quel che siamo.
A che pro il cicalare dei profeti imbroglioni,
non faccio compromessi con i bruti,
ne con la folla urlante per un pallone,
ne con i numeri proporzionali, ne col Hollywood.
Per me, la mente sana, può anche blaterare
il verbo della redenzione e della follia molesta,
non mi presto ad esser il pagliaccio cencioso
del secolo, ne il fragoroso meccanico tonto.
Non voglio l’elemosina dei ricchi,
ne la grazia senza valore dei milioni.
Amici, io predico che:
due son troppi, ma uno è di più.
Che scricchioli il passato e anche il futuro
insulso
io devo preservare un valore più alto.
Finché il mio trono non cede,
regnerò anche sul cratere di un vulcano.
Misuro me stesso solo con me stesso.
Possono sgorgare le mie parole, son medaglie
di oro puro.
Su ognuno il mio ritratto, come di un re,
e sul suo bordo
lo scritto altezzoso:
io.

1931.


作者
德茲索·科斯茲托蘭伊

译者
Cikos Ibolja

来源

https://www.babelmatrix.org/works/hu/Kosztol%C3%A1nyi_Dezs%C5%91-1885/K%C3%B6lt%C5%91_a_huszadik_sz%C3%A1zadban/it/35699-Il_poeta_del_ventesimo_secolo


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