1
Libri mi piombano addosso e gridano:
Sfoglia, sfoglia,
Mille pagine,
Che i tuoi occhi scorrano come il treno veloce,
Recupera, recupera,
In giorni
Gli anni e i decenni,
Il mondo antico e nuovo:
Le cose omesse!
Giungono le visioni, il tormento dolce,
Turbinano senza tregua,
E supplicano,
E ordinano:
Incidici nella pietra,
Noi, noi,
Presto, presto,
Non lasciare irrisolti i nostri segreti,
Il tesoro raro non lasciar sfuggire.
Finora cosa hai pescato? Solo la tinca.
Or’ vengono i pesci dei mari profondi.
I pesci d’oro.
E vengono i vivi, vengono gli uomini,
E dicono: ama, ama,
Finora non hai mai amato,
Ama tutto e ama tutti quanti,
E’ tanto dolce quest’amore umano,
L’amore universale.
Cosi umida, fredda la tomba.
E là che giacevi chissà da quanto tempo,
Che ne sai tu
Che vuol dire ardere, dolere,
Tripudiare,
Trovare compagni eterni?
Da un piccolo popolo levar’ la maledizione,
O reggere, trattenere,
Il mondo che s’abissa, con le braccia forte?
E vengono i morti,
I miei morti.
Frusciano, come la fronda della betulla di notte:
Siam’ venuti a cercar’ le tue lacrime,
Delle tue lacrime ci sei debitore,
Or’ che a piangere sei capace:
Da sotto le ciglia morte,
Non potevano sgorgare,
Morto, il morto non può piangere.
Libri, visioni, anime, uomini,
Viventi, morti:
Per amor di Dio, di voi che devo fare,
Cosa devo far’ per primo,
Come posso oppormi,
O devo cedere di fronte a un tale attacco?
Fermatevi,
Non assalitemi,
Son così debole,
Chissà quanto tempo son giaciuto nella tomba?
Son risorto solo ora,
Dopo il niente e il vuoto,
Or’ bruciando mi alita Ogni cosa,
Fermatevi per un attimo ancora,
Altrimenti sulla soglia della vita,
Crollerò dalla felicità,
Nella luce e nella gioia.
E il Signore non mi farà risorgere una seconda volta.
2
Signore mio, Tu che mi hai fatto risorgere,
Mi vedi adosso
Il drappo di lino sepolcrale.
Ti supplico, ti prego,
Non lasciar’ che io diventi presuntuoso,
Che mi abbagli il tuo giardino grande, la vita.
Vengo da molto profondo,
Sono un gran’ peccatore,
E sono tuo del tutto.
Sono completamente nel tuo potere.
Un granello di polvere luminoso nel mondo oscuro,
Piccola fiamma di candela sul tuo albero di Natale,
Sono solo questo.
Ti conosco ormai,
Lo so, se vuoi,
Col destino o tramite la mia mano peccatrice,
La mia piccola fiamma, come l’hai accesa,
La puoi anche spegnere.
3
No.
Questa non è ancora quiete.
E questa febbre non è la tua pace.
Mi rialza fino al cielo, poi mi umilia fino al fango.
Ma ancora non è tua,
Questa febbre non è la tua Forza.
Io non so,
Il bene lo sai solo Tu.
L’eterno.
L’unica cosa che fa per me.
In te lasciami riposare,
E se parlo a voce troppo alta,
Mettimi la sordina.
7 aprile 1933
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