Come un insolito messaggero, che non sa niente di
nuovo perché d’estate stava seduto in cima al monte e
se di sera sotto di lui s’accendevano le luci della città, non
gli sembravano né più grandi, né più vicini delle stelle,
sentendo un rombo, provò indovinare: macchina o aereo?
o motore sul Danubio levigato? se dalla valle arrivava
un fragore sordo, poteva pensare, laggiù i muratori stanno
costruendo una casa, o il vicino astioso sta provando
la mitragliatrice oltre il fiume - per lui era lo stesso!
si sa, la razza umana è sciocca, è irrequieta, rovina anche
il buono, costruisce per secoli, e per una baruffa infantile
fa crollare tutto di nuovo; per lui è più urgente l’amaro
bottino delle bande, che il rifiorir della terra, l’avvamparsi
dello spirito e dell’amore sino al cielo accecando gli Dei
testardi – questo lo sapeva bene il messaggero della
montagna e si nascose, lontano dalle notizie; ma quando
il vento arriva sibilando, se il sole è spietato mentre
s’allontana guarda con sorriso voluttuoso, come si
spengono per lui nella tristezza le sue amanti, le fronde,
pencolano come ballerina malata, che muore nel mezzo
della danza:
allora il messaggero s’alza, prende il bastone, s’avvia
verso i valli popolosi, come incalzato da una grande
notizia, se gli chiedono della notizia, grida: è autunno!
annuncia come notizia grande, quel, che tutti sanno:
è autunno!
è così anche per me, conoscitore di grande novella: come
il picco, quanto più è la neve sulla sua testa, tanto più
sorgenti premono, così trabocca dalle parole il mio vecchio
cuore; eppur che notizia porto io? e che m’importa delle
notizie? il mondo è in ebollizione, i giorni son in
competizione con gli anni, gli anni con i secoli, i popoli
folli son irrequieti: che importa? Io contemplo solo
l’autunno, sento solo l’autunno, come le piante sagge
e animali miti, sento, come la terra si volge verso le aree
languide del cielo, languisce il suo respiro, come quello
degli amanti, oh, santo Ritmo, ritmo grande dell’eterno
amore, ritmo degli anni, ritmo della poesia di Dio, com’è
piccola ogni vicenda umana! sento i passi dell’inverno,
la tigre bianca s’avvicina, poi si distende sul paesaggio,
digrigna i denti, morde, poi solleva i suoi membri fiacchi
e s’avvia, il paesaggio è chiazzato dai suoi peli dispersi,
procede e sparisce nella giungla della primavera nuova.
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