Ho il cuore vuoto, ho il cuore morto,
Nel mio canto, il potere dell’inferno,
Io che un mestiere non ho imparato,
Di cosa son capace, guardatelo adesso!
Possano le montagne e le pianure sentire:
Come il piffero magico farò suonare!
Dio mi ha castigato, non poco, ma tanto,
Ho preso un ratto, or’ prenderò un uomo.
Se è donna o uomo: per me fa lo stesso,
Vale anche un bambino o un vecchietto,
Io menagramo, malefico è il mio sforzo,
Quando li vedo arrivare al suon’ del piffero.
Il bambino abbandona il suo gioco,
L’uomo pronto ad inseguire il miraggio,
Divido la fidanzata dal suo fidanzato,
L’amico dal suo migliore amico.
Dal mio canto vampa la calura assassina,
Il neonato vien’ abbandonato dalla mamma,
Scienziato lascia la luce che per lui arde,
Per potersi aggregare al terribile viandante.
Si riposa il lavoro, la fiera in gran fermento,
Con me viene il ricco, povero e farabutto,
Girovaga il prelato intorno la sua chiesa,
Perché nell’aria solo il mio Salmo risuona!
Suona, ronza, riempie ogni cantuccio,
E per dove passo, per dove corro,
Vengono dietro di me scapicollando,
Vanno nella morte e non lo sanno!
Mi seguono tutti ad occhi chiusi,
Ed io li porto con me oltre i monti,
Dove in nebbia serale ci dissolveremo
Da dove non ci sarà più nessun ritorno.
Io che un mestiere non ho imparato,
Di cosa son capace: guardatelo adesso!
Ho il cuore vuoto, ho il cuore morto,
Nel mio canto, il potere dell’inferno!
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