La serata è serena, calma, stellata,
Oltre ogni febbre e bramosia,
Sto scarrozzando sul Grande Carro,
Là, dove l’uomo non calpesta l’uomo.
Il mio giaciglio: fieno profumato,
Il Grande Carro è pieno di fieno,
L’hanno falciato sul prato del cielo,
La mia anima mai avuto un simile giaciglio.
Giaccio supino, scruto lo spazio,
Fieno fresco e profumato è il mio giaciglio,
Dalla Terra minuta come mi son allontanato!
Tra me e Lei distanza di mille stelle,
E che silenzio regna qui, che pace!
Non v’è ronzio, non v’è schiocco della frusta
Il Grande Carro avanza cosi, da sola…
Avanza sicuro e spedito il Grande Carro,
Timone non si spezza, non si rompe il freno,
Niente, che con sé potrebbe trascinarlo;
E’ così bello quassù, sotto la volta del cielo,
Riposare sul eterno carro del fieno.
Laggiù ho lasciato tutto, tutto il dolore,
Nel cuore mio sorgono melodie nuove,
L’onda dell’infinito quasi mi solleva…
Eppur’ sarebbe bello mettere una manciata,
Una manciata di terra cara, sotto la mia testa.
1919
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