Lunedì sera
La paura ecco molte volte tocca il cuore
E a volte per te il mondo è solo una lontana
notizia;
conservano la tua infanzia i vecchi alberi
come un ricordo, sempre più antico.
Tra mattine sospette e sere funeste,
tra guerre hai vissuto metà della tua vita,
e anche adesso ti scintilla addosso l’ordine
sulla punta delle baionette che ti spianano
contro.
Nei tuoi sogni ancora compare il paesaggio,
la patria delle tue poesie, dove la libertà
furtiva attraversa
i prati, e la mattina, se ti svegli, porta con te
il suo profumo.
A una nuova guerra si volge il mondo, una
nuvola
affamata divora il tenero azzurro del cielo,
e come si fa buia così, per te tremando, ti
abbraccia e piange
la tua giovane moglie.
Martedì sera
Quietamente dormo, ormai,
e dietro il mio lavoro lentamente mi sposto;
il gas, la macchina, la bomba si preparano
contro di me,
e non riesco ad aver paura, e a piangere
neanche,
quindi vivo indurito come, tra le fredde
montagne,
i costruttori di strade
che, se la loro leggera abitazione
invecchiata gli crolla addosso,
ne costruiscono un’altra e intanto sulle
schegge
odorose profondamente dormono
e ogni mattina immergono il viso
in un ruscello lucido e gelido.
*
Vivo alto e scruto: tutt’intorno
si annuvolano i cieli.
Come sulla poppa di una nave nell’uragano,
alla luce dei lampi,
grida il gabbiere se crede di scorgere
la riva, così io pure credo di scorgere rive
pure e
a n i m a!
grido anch’io a voce bianca.
E alla mia voce si accende
E la mia voce porta con sé, lontano,
la fresca stella, e il fresco vento della sera.
Stanco pomeriggio
Dalla finestra entra una vespa in agonìa,
la mia donna parla nel sonno,
sull’orlo delle nuvole abbrunate un tenero
vento
soffia bianche crespe.
Di che cosa posso parlare? Verrà l’inverno,
verrà la guerra;
spezzato giacerò e non mi vedrà nessuno;
nella mia bocca nei miei occhi entrerà una
terra verminosa
e il mio corpo sarà trafitto dalle radici.
*
Pomeriggio cullante, dammi quiete,
mi sdraio anch’io, lavorerò, più tardi.
Si appende sui cespugli, il tuo splendido sole,
e la sera discende sulle colline.
Hanno ucciso una nuvola, gocciola sul cielo
il suo sangue,
e giù, sui cespi delle foglie roventi,
seggono chicchi gialli odor di vino.
Si fa sera
Sul cielo sdrucciolevole il sole cala,
presto lungo la strada arriverà la sera.
L’acuminata luna ne spiava l’annuncio:
piccole nebbie cadono.
E si sveglia la siepe, si impiglia allo stanco
viandante
e si gira la sera tra i rami degli alberi,
brusisce incessante mentre si fabbricano
queste righe
chinandosi le une sulle altre.
Nella mia stanza muta terrorizzato scatta
uno scoiattolo
e corre qui, su due esametri giambici.
Dal muro alla finestra – un attimo marrone –
e sparisce, senza lasciare traccia.
Con esso è sparita la fuggevole pace;
taciturni insetti
strisciano ora su prati lontani
e lentamente divorano i morti
che giacciono in una fila infinita.
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