Passato da poco mezzogiorno – ed è già sera,
sulla finestra si stende un velo di nebbia,
attraverso essa traspare il colore oscuro
eppur bigio di tante ombre senza forma.
Dentro, l’oscurità striscia fuori dall’angolo,
da sotto il letto, neanché fosse un ladro,
come chi s’ rimpiattato in casa di giorno,
e sbuca a rubare quando son tutti a letto.
Ti sbagli, oscurità ladro, io non dormo,
tu dai miei tesori, che brillano in fondo
la mia anima, non puoi rubare niente.
La mia anima brilla, brilla come diamante.
E tu hai paura della luce. Io sono la luce.
E io non dormo, perché io non dormo mai.
Giu. 1903.
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