Pago, triste cantoBonanine Tamas-Tarr Melinda 译

Felice, triste canzoneAgnes Preszler 译


Ho già pane, ho vino pure,
Ho pane e anche vino,
ho prole e anche coniuge.
ho moglie e anche figlio.
Perché affliggere mio cuore?
Perchè rattristrarsi?
Ho sempre qualcosa da sfamarmi.
Ho sempre da mangiare.
Ho giardino, addosso alberi piegati
Ho un giardino, gli alberi
si chinano frusciando sulla mia via
si inchinano sulla via sussurrando.
e dentro la dispensa s’avanza negli anni
Noce, papavero, nocciole,
che è piena di noci, avellane, papaveri.
nella dispensa la raccolta.
Ho anche una semplice, buona coltre,
Ho anche una buona coperta,
un telefono, un bagaglio per viaggiare.
il telefono, una valigia,
Ho anche un benefattore di buon cuore
la gente che mi vuole bene,
e non devo supplicare alcun favore.
a cui non devo chiedere nulla.
Non c’è più l’ombra opaca di altri istanti,
Non sono più il fantasma di una volta,
né l’uomo ebbro di nebbia e di pianti,
ubriaco tra lacrime nella nebbia,
se io rivolgo il saluto persino raramente
e quando saluto la gente,
molte volte nel saluto mi precede già la gente.
molti mi salutano già prima.
Ho la luce elettrica che lumeggia rovente,
Ho l'elettricità, la luce,
ho un portatabacco di puro argento,
ho una tabacchiera di puro argento,
i miei penna e lapis solcano con scatto contento,
nella mia bocca la vecchia pipa,
la vecchia pipa tra le mie labbra spande fumo.
si muovono allegri penna e matita..
C’è un bagno per refrigerare mio corpo,
C'è il bagno per rinfrescarmi,
e quando passo a Budapest resa triste
tè tiepido per i miei nervi stanchi,
del tutto ignoto non mi guarda la gente.
e quando passo a Budapest,
È la tristezza quello che canto
mi conoscono già tanti.
che con lacrime avvolge non solo un volto
Quello che decanto, commuove tanti,
e la vecchia Ungheria mi riconosce
e mi considera il suo giovane figlio
come un suo giovine figlio cantatore.
poeta la vecchia Ungheria.
Ma qualche volta mi fermo la notte
Ma, certe volte, mi fermo la notte,
tormentando, declinando verso la morte,
tormentato e pensando alla morte,
così scavo il tesoro nel fondo,
e cerco il tesoro nascosto,
il tesoro, quel vecchio, sul pavimento
il tesoro di una volta, il vecchio,
come un malato febbricitante che torna a sé
come un malato febbricitante,
sbrogliandosi dal suo sogno, turbato,
che si sveglia e confuso
la mia mano cerca frugando:
cerca di sbrogliare il suo sogno,
ahimè, già, una volta che cosa ho agognato?
che ahimè che cosa volevo?
Perché non c’è il tesoro che ho anelato,
Perchè il tesoro non l'ho trovato,
il tesoro per cui fino alle ceneri mi son bruciato.
il tesoro per cui mi sono bruciato.
Sono a casa qui, in questo mondo terrestre
Sono a casa in questo mondo,
e non sono già a casa nella volta celeste.
e non sono più a casa nel cielo.


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