Ho pane e anche vino,
Ho già pane, ho vino pure,
ho moglie e anche figlio.
ho prole e anche coniuge.
Perchè rattristrarsi?
Perché affliggere mio cuore?
Ho sempre da mangiare.
Ho sempre qualcosa da sfamarmi.
Ho un giardino, gli alberi
Ho giardino, addosso alberi piegati
si inchinano sulla via sussurrando.
si chinano frusciando sulla mia via
Noce, papavero, nocciole,
e dentro la dispensa s’avanza negli anni
nella dispensa la raccolta.
che è piena di noci, avellane, papaveri.
Ho anche una buona coperta,
Ho anche una semplice, buona coltre,
il telefono, una valigia,
un telefono, un bagaglio per viaggiare.
la gente che mi vuole bene,
Ho anche un benefattore di buon cuore
a cui non devo chiedere nulla.
e non devo supplicare alcun favore.
Non sono più il fantasma di una volta,
Non c’è più l’ombra opaca di altri istanti,
ubriaco tra lacrime nella nebbia,
né l’uomo ebbro di nebbia e di pianti,
e quando saluto la gente,
se io rivolgo il saluto persino raramente
molti mi salutano già prima.
molte volte nel saluto mi precede già la gente.
Ho l'elettricità, la luce,
Ho la luce elettrica che lumeggia rovente,
ho una tabacchiera di puro argento,
ho un portatabacco di puro argento,
nella mia bocca la vecchia pipa,
i miei penna e lapis solcano con scatto contento,
si muovono allegri penna e matita..
la vecchia pipa tra le mie labbra spande fumo.
C'è il bagno per rinfrescarmi,
C’è un bagno per refrigerare mio corpo,
tè tiepido per i miei nervi stanchi,
e quando passo a Budapest resa triste
e quando passo a Budapest,
del tutto ignoto non mi guarda la gente.
mi conoscono già tanti.
È la tristezza quello che canto
Quello che decanto, commuove tanti,
che con lacrime avvolge non solo un volto
e mi considera il suo giovane figlio
e la vecchia Ungheria mi riconosce
poeta la vecchia Ungheria.
come un suo giovine figlio cantatore.
Ma, certe volte, mi fermo la notte,
Ma qualche volta mi fermo la notte
tormentato e pensando alla morte,
tormentando, declinando verso la morte,
e cerco il tesoro nascosto,
così scavo il tesoro nel fondo,
il tesoro di una volta, il vecchio,
il tesoro, quel vecchio, sul pavimento
come un malato febbricitante,
come un malato febbricitante che torna a sé
che si sveglia e confuso
sbrogliandosi dal suo sogno, turbato,
cerca di sbrogliare il suo sogno,
la mia mano cerca frugando:
che ahimè che cosa volevo?
ahimè, già, una volta che cosa ho agognato?
Perchè il tesoro non l'ho trovato,
Perché non c’è il tesoro che ho anelato,
il tesoro per cui mi sono bruciato.
il tesoro per cui fino alle ceneri mi son bruciato.
Sono a casa in questo mondo,
Sono a casa qui, in questo mondo terrestre
e non sono più a casa nel cielo.
e non sono già a casa nella volta celeste.