L'usignolo


Il magiaro parlò così una volta:
"Se causa che sia causa",
(e questo non troppo tempo fa).
Nei dintorni del Tibisco
visse un contadino: Paolo,
e Pietro, il suo vicino,
di loro parla questo verso.
Pietro e Paolo
- come tutti sanno -
nel calendario d'estate
tanto d'accordo vanno.
Là è facile, starci calmi,
ma attorno la casa dei nostri
troviamo ben altra cosa:
bisticcio, lite continua,
chiasso infernale,
la vicinanza travolge;
è una iella aver vicini nemici
e loro non sono proprio amici.
Se acceso il caminetto di Paolo,
a Pietro il fumo dà subito fastidio,
Ma se la gallina sua razzola,
a Paolo quasi butta giù la casa.
Si dibatte di questo e di quello
che risuona tutto il giardino.
Non cede né l'uno né l'altro
e si combattono tutti i membri
delle loro case, piccoli e grandi,
si abbaiono pure i loro cani,
accaniti contro i buchi nelle siepi.

Ma vengo al punto ora
da quando ci si ricorda,
un albero stupendo di noce
nel giardino di Paolo c'è.
Un ramo di esso però
da Pietro arrivò,
ma lui saggiamente non lo tolse,
perchè così gli cadde qualche noce.

E succede che un giorno
proprio su quel ramo
si posò un usignolo;
lo scelse come altare
e voleva ringraziare
Dio per tutto il bene
con il suo canto felice.
Salutare il bel sole
che era ora nascente,
la rugiada e il raggio,
venticello e profumo,
l'albero dalla fronda verde,
in cui ha il nido, dove
la sua compagna cova,
e per tutta la gioia,
che riempie il suo piccolo cuore,
insomma per tutto il bello
che gli sta dentro e lo circonda,
per tutti i colori, luce, pompa;
per tutto, che senza dubbio,
per lui fu creato proprio.

E fu tanto bello il suo canto,
che Paolo che lo stava ascoltando
con grande gioia esclamò:
"Mio Dio,
come fischia bello
il mio uccello!"

"E' sua solo l'ombra!
senno dirò una brutta cosa!"
dall'altro lato della siepe
si sente una parola scortese.
"E di chi sarebbe" - scatta Paolo -
"quando sta sul mio albero"?
"Ma si sente sul mio podere,
come vi potrebbe spettare?"
Ma Paolo non cede per niente
figuriamoci Pietro, lui neppure.
E parola segue parola,
offesa ad offesa,
si salta attraverso la siepe
e vengono poi ai pugni,
si strappano capelli,
e se ne danno di santa ragione,
il giorno rendendolo felice.
E si lasciano pestati a sangue,
ma non si deve lasciar perdere,
la giustizia deve trionfare.

Paolo però trama vendetta
e così come sta allora,
col naso sanguinante
và dal giudice a lamentarsi
mostrando il suo naso
come prova del malfatto.
Il suo diritto, disse,
non lo lascia, e se deve,
andrà dal re fino a Buda
anche sulle ginocchia.
Perchè il canto che veniva
dalla sua vecchia noce
non lo lascia,
no, fino alla morte.
E per dare maggior peso
alla parola, butta un tallero
nel piatto della bilancia,
che serve la giustizia.
Prontamente,
il giudice lo mette
nella tasca destra
della sua giacca.

Neppure Pietro si dà pace
per l'ingiustizia così grande,
come potrebbe riposarsi?
Và dal giudice a lamentarsi.
E racconta tutto: il canto è suo,
senza dubbio, e non c'è potere
che glielo potesse togliere,
né legge né causa,
perchè è chiaro come il sole,
il canto suo, che dev'essere.
Ma per convincere più facilmente,
sulle botte un pò tace,
e aggiunge un tallero,
al diritto suo,
che il giudice si mette
proprio sopra il cuore
nella tasca sinistra
della sua giacca.

Ed ecco che finalmente arriva
il giorno della sentenza
in cui il povero giudice
in nome della legge deve dire
a chi spetta il canto
dell'usignolo famigerato.
Ma lui non sa proprio che fare
e sebbene si consulti
con tutti i codici della legge
di un caso simile non si tratta,
non sa niente il corpus juris.
Così con grande rabbia
e battendo le sue tasche
si rivolge ai contendenti
e detta legge: "Sentite:
l'usignolo non canta né qua né là,
ma (battendo la tasca destra) a me canta,
e (battendo la sinistra) a me canta,
e ora signori andate via".

Però che bella cosa
che questo non succede ora,
alla causa nessuno arriva,
tra vicini non si litiga,
e i parenti son tanto bravi,
non c'è legame o classe
dove la parola gentile non fosse.
Vanno d'accordo i fratelli,
tutti i prossimi sono amici,
per un nonnulla come questo
nessuno farebbe mai causa,
ammazzarsi, azzannarsi,
chi potrebbe mai arrivarci?
Ma recentemente
non ci si immagina neppure
di trovare un avvocato
ad assumere un tale caso.


作者
亚诺什·奥洛尼

译者
Agnes Preszler

来源

https://www.babelmatrix.org/works/hu/Arany_J%C3%A1nos-1817/A_f%C3%BClemile/it/21930-L_usignolo


报错/编辑
  1. 初次上传:李大侠
添加诗作
其他版本
添加译本

PoemWiki 评分

暂无评分
轻点评分 ⇨
  1. 暂无评论    写评论