Non credo in un Dio unico, perché in ogni luogo,
ne vedo un migliaio, e non è triste il mondo.
Uno è omicida, benedetto l’altro, ubriaco il terzo,
uno è il ciel’ tuonante, l’altro un fiore muto.
Ognuno è un potere, ma non con la stessa forza,
se uno esorta, l’altro scappa, il terzo ha paura.
Uno splende, l’altro è cieco; come fa esser’ unico?
Uno non è niente; di quel che è vivo, niente è unico.
Non credo in un Dio unico; ma credo in mille;
in quel’ che dà il canto; in quel’ che dà la luce;
con uno è dolce lo strazio, con l’altro il luridume;
Credo in Cronos, il vecchio e Bacco, il giovane,
in Afrodite dorata e in tutti celestiali ridenti;
nella forza della Luna, nella freccia di Artemide,
nel Zeus il fragoroso, Prometeo,il marino vagante;
e anche nel sole, che del mondo ha la sua visione;
la Dea triste del raccolto, sua figlia gaia e errante;
le ragazze dei boschi e Pan con le orecchie curiose;
vedo come intorno a me Moira tesse la sua rete,
mi dolgo, per gli occhi insanguinati di Eumenidi
Gli Dei son vivi, e anche se il mondo è vanesio,
e non ci crede, sente il loro potere: non v’è un Dio
che sente necessità della grazia umana o della
fede, uno è il ciel’ tuonante, l’altro un fiore muto.
1911
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