In ricordo di un monumento greco
Mia diletta dorme da duemila anni,
e morta da duemila anni e mi aspetta.
Hegeso, questo è il suo nome. – Di colore marmoreo
dal piede sino al viso – seria ragazza greca.
Vive, anche se il suo alito non si sente,
sotto il chitone s’intravedono i seni prosperosi
Chi sa, nella sua testa cosa si cela?
Sta seduta chinata. Melanconica. Pallida.
Davanti a lei la schiavetta, sua serva,
che regge il cofanetto prezioso,
dove lei tra i suoi gioielli fruga.
Forse guarda (speranza della mia anima triste!)
con quale si dovrà agghindare,
per quando arrivo io, il suo sposo.
1908
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