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I.
Stavo seduto sotto lo scalo sulla prima pietra
Sentado no cais, na pedra inferior,
guardavo come naviga via la scorza d'anguria.
via nadar cascas de melancia.
Assorto nel mio destino avvertivo appena
Imerso em meu destino, mal dava por
come ciarla la superficie e tace il profondo.
que a flor fala, o fundo silencia.
Come se il Danubio fluisse dal mio cuore;
Como indo do meu coração, túrbido
era torbido, saggio, grande.
e sábio, e grande, era o Danúbio.
Ogni onda e ogni moto era un sussulto
un tendere e afflosciarsi come i muscoli
Como os músculos, quando trabalha a gente,
quando l'uomo lavora lima batte
lima, martela, faz tijolos, cava,
fa mattoni di tufo, vanga.
assim a onda e tudo o que é movente
Mi cullava anche, con delle favole come mia madre,
rebentava, estendia, relaxava.
lavava tutti i panni sporchi della città.
Qual a mãe, embalava-me com histórias,
Cominciava a gocciolare
limpando da cidade toda a escória.
ma come fosse la stessa cosa, la pioggia smetteva.
E tuttavia come chi osserva la pioggia battente
E em gotas começou a cair a chuva,
da un anfratto - guardavo il circostante:
depois parou, como se fosse o mesmo.
un venir giù monotono da parere eterno,
E, contudo, como quem olha de gruta
incolore, ciò che si colorava, qua e là, era passato.
a longa chuva, eu olhava o termo:
Il Danubio era un continuo scorrere. E come un bimbo
chuva eterna, insensível, o passado
nel fertile grembo incurante di una madre,
sem cor caía, antes variegado.
la schiuma giocava buona buona,
ridacchiandomi in faccia.
Corria o Danúbio. E tal o menino
E sulla corrente del tempo vacillava
no seio fértil da mãe distraída,
come lapidi tombali in cimiteri cadenti.
assim as ondas se entretinham comigo
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e pra mim dirigiam sua risa.
Io mi son un che guarda da millant'anni
No fluxo do tempo tremiam elas,
ciò che all'istante vede.
como de túmulos as pedras trémulas.
Un attimo, e lì è la totalità del tempo
che centomila avi guardano unitamente a me.
II.
Vedo ciò che no hanno veduto perché zappavano
uccidevano abbracciavano, facevano il dovuto.
Eu sou assim, que há cem mil anos contemplo
E immersi nella materia loro vedono
já o que, de repente, vejo a sós.
(devo confessarlo) ciò che io non vedo.
Um segundo, e está pronto todo o tempo
Sapevano l'un dell'altro cose come gioia e tristezza;
que comigo observam cem mil avós.
a me il passato, a loro il presente.
Scriviamo versi - loro che tengono la mia matita
O que não viam vejo, preocupados
e io li sento, me ne ricordo.
em cavar, abraçar, matar, fazer
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o preciso. Vêem, à matéria dados,
Mia madre era di kun, mio padre per metà transilvano
o que eu não vejo, posso bem dizer.
e per metà, se non del tutto, rumeno.
Dalla bocca di mia madre era dolce il cibo
Conhecemo-nos como dor e alegria.
dalla bocca di mio padre era bello il vero.
O passado é meu, deles o presente.
Se mi muovo, sono loro che si abbracciano,
Poema escrevemos – são quem o lápis guia
il che talvolta mi rattrista -
e eu sinto-os e recordo ardentemente.
è la vita che trascorre, e di questo io sono fatto. "Vedrai
quando non ci saremo più!... - così mi parlano.
III.
Mi si rivolgono perché io sono già loro;
nel mio essere debole è così che sono forte,
Minha mãe era cumana, o pai metade
chi ricorda, sa di essere più dei molti
sículo, metade romeno, ou fosse
perché fino alle cellule sono ogni avo -
todo. Da boca do pai era a verdade
sono l'Avo, che dal preesistente si moltiplica,
linda, da boca da mãe comer doce.
felicemente mi fondo con mio padre e mia madre
Um ao outro se abraça, quando me movo.
e a loro volta loro due si scindono
Estou triste às vezes por razões que tais –
così io mi moltiplico in un uno appassionato!
esta morte, de que sou. «Tu verás como,
Sono il mondo - tutto, che era e ciò che è:
dizem, um dia não seremos mais.»
le tante generazioni che vicendevoli si assalgono.
I conquistatori mi vincono da morti
Dizem, pois eu sou eles, enfim; assim,
e la sofferenza dei vinti mi tormenta.
sou forte sendo fraco, e recordo
Arpàd e Zalàn, Werboczi e Dòzsa -
que sou mais do que muito, pois sou em mim
turchi tartari slavi rumeni in uno
avós até ao núcleo dos primórdios –
nel mio cuore, che già col passato è in debito
sou o Avô, que se desfaz a gerar: em
e con un sereno futuro - ungheresi d'oggi!
meu pai e minha mãe feliz me assumo
... Io voglio lavorare. E' già
e meu pai, a mãe, dividem-se também
pesante fatica dover confessare il passato:
e assim me propago animado Uno.
al Danubio, alle tenere onde che abbracciano
presente passato e futuro.
O mundo sou – tudo, o que foi, é vivo:
La lotta che hanno combattuto i nostri avi
as muitas raças que se deram luta.
già il ricordo la discioglie in pace:
Vencem mortos os conquistadores comigo
organizzare finalmente il daffare comune
e a pena dos vencidos me tortura.
è lavoro nostro, e non è poco.
Árpád e Zalán, Verbõczi e Dózsa –
turcos, tártaros, eslavos e romenos
neste coração rolam – húngaros de hoje! –
que ao passado deve coração sereno.
…Eu quero trabalhar. É suficiente
luta ter que o passado confessar.
Do Danúbio as ondas, passado, presente,
futuro, ternas se vão abraçar.
A luta a que se deram nossos avós
em paz a dilui a recordação;
enfim ordenar coisas de todos nós
é obra nossa; e não é pouco, não.