Amato figlio, or che la dolce vista
Sicuro affiggi nel gran Sole eterno,
Né tema hai più di cruda state o verno,
Né gioia provi di dolor commista:
Vorrei che a quel pensier che sì m’attrista
Della perdita tua dessi governo:
Che quantunque dal falso il ver discerno,
Tropp’ei l’anima mia turba, e contrista.
E non vorrei pel duol, ch’ogn’altro avanza
Essere a te men cara appresso Dio,
Poiché già non piang’io tua lieta sorte.
Piango solo la morta mia speranza
Di quà vederti e tanto è il desir mio
Che dolce e bella mi parebbe morte.
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