Se nell’Anno cadente ottantadoi
Hai goduto quel ben, che t’augurai,
Men congratulo teco, e più che mai
Dal Ciel tel prego, e da’ Pianeti suoi.
Guidi lunge da te Saturno i Buoi,
Che tranno il Carro suo carco di guai.
Nè la spada malefica già mai
Sfoderi Marte iracondo a danni tuoi.
Giove t’arrida, e Venere con lui,
Nè il Sol, Cintia, o Mercurio influssi rei
Sparga mai sovra te da’ Cerchi sui.
In somma ogn’un di lor t’esalti, e bei,
E ti conservi, per diletto altrui,
Eternamente quel Coglion che sei.
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