Inno¹Bonanine Tamas-Tarr Melinda 译

HymneAnnemarie Bostroem 译


Benedici Iddio, il Magiaro,
Gib dem Volk der Ungarn, Gott,
Con dovizie e buon umor,
Frohsinn, Glück und Segen,
Porgigli tuo braccio protettor
Schütze es in Kriegsnot
Quando combatte l’invasor.
Vor des Feindes Schlägen.
Sorte avversa subì ognor,
Ihm, das lange Schmach ertrug,
Portagli anno miglior
Schenke wieder Freuden,
Questo popolo già espiò
Denn es büsste hart genug
Il passato e il futuro!
Schuld für alle Zeiten.

Conducesti i nostri antenati
Führtest es an deiner Hand
Sulla sacra roccia dei Carpazi,
Einst auf die Karpaten,
Di Bendegúz la progenie
Dass ein schönes Vaterland
Trovò la bella patria: a Te grazie.
Seine Enkel hatten.
Dove le onde gorgogliano
Wo der Theiss, der Donau Lauf
Del Tibisco e Danubio,
Wälzet seine Wogen,
Dell’Árpád i prodi posteri
Wuchsen Árpáds Schöne auf,
Divennero prosperi.
Ward ein Volk erzogen.

Per noi sui campi di Cumania
Reife Ahren wogten stolz
Mèssi ricche sventolasti,
Auf des Tieflands Feldern,
A Tokaj, ai colli dei viti
Nektar, Tropfen reinen Golds
Nettare ci prodigasti.
Floss aus Tokajs Keltern,
Spesso piantasti il nostro labaro
Liessest unsre Fahnen glühn
Sulle trincee del truce Ottomano,
Auf der Türken Türmen
E l’altera reggia di Vienna
Und die stolze Burg von Wien
Subì l’armata mesta di Mattia².
Mátyás' Heer erstürmen.

Ahi, per nostri peccati pure
Doch in Zorn entbranntest du
L’ira s’incendiò nel tuo cuore,
Über unsre Sünden,
E dei tuoi folgori scoccasti
Und du schlugst mit Blitzen zu
Tra le tue nubi tuonanti.
Und Gewitterwinden.
Prìa contro di noi saettasti
Liessest die Mongolen noch
Dei Mongoli rapaci i dardi,
Uns mit Pfeilen jagen,
E poi dei Turchi il giogo
Auch der Türken Sklavenjoch
Le nostre spalle ci gravò.
Mussten wir ertragen.

Quante volte il peama risuonò
Ach, wie oft Triumphgesang
Dalle labbra dell’Ottomano bruto
Von den wilden Scharen
Sopra gli ammassi d’ossa
Der Osmanen zu uns drang,
Di  nostre schiere vinte!
Die geschlagen waren.
Quante volte tuoi propri proli
Land, wie oft hat selbst dein Sohn
Si scagliaron contro di Te,
Dich bekämpft nicht mider,
E tu, patria mia, fosti urna
Wurdst zum Grab der Kinder schon
Per le ceneri di tua stessa stirpe!
Durch die eignen Kinder.

Il braccato si nascose
Der Verfolgte aber fand
Ma la spada lo raggiunse,
Nicht Versteck noch Frieden,
Pur cercando ovunque rimase
Auch sein eignes Vaterland
Senza patria nel suo Paese.
Hat ihn nur gemieden.
Traversò rocce di monti e valli
Berg und Tal durchwandert er,
In preda di tristezza e dubbi,
Angst- und schmerzzerrissen,
Ai suoi piedi bagno di sangue
Über ihm ein Flammenmeer,
Ed in alto v’è un cielo ch’arde.
Blutstrom ihm zu Füssen.

V’era una roccia, or son ruderi
Manche Burg in Trümmer sank,
Dov’aleggiava gaiezza e gioia,
Wo einst Glück geschienen,
Ora esse son sostituite
Todesröcheln, Trauerklang
Dai lamenti e rantoli di morte.
Füllt nun die Ruinen.
Ahimè,  libertà non sboccia
Ach, und keine Freiheit spriesst
Dal sangue dei defunti,
Aus dem Blut der Toten,
Lacrime di schiavitù atroce
Nur der Knechtschaft Träne fliesst
Versano gli occhi d’orfani nostri!
Trauerschwer zu Boden.

Abbi pietà Iddio, per il Magiaro
Schick uns dein Erbarmen, Gott,
Chi fu straziato da più di un disastro,
Hilf den Ungarn allen,
Porgigli tuo braccio protettor
Rette sie vor Sturmesnot
Su di un mare di dolor.
Auf dem Meer der Qualen.
Sorte aversa subì ognor,
Uns, die lang das Unglück schlug,
Portagli anno miglior,
Schenke wieder Freuden,
Questo popolo già espiò
Denn wir büssten hart genug
Il  passato e il futuro!
Schuld für alle Zeiten.

N.d.T.:
1823
¹ È l’inno nazionale degli Ungheresi musicata dal compositore Ferenc Erkel (1810-1893) - si canta soltanto la prima strofa alle cerimonie ufficiali -, creatore del melodramma nazionale magiaro  «Hunyadi László»/«Ladislao Hunyadi» (1844), «Bánk bán»/«Bano Bank». Le parole dell'inno ungherese sono insolite per il genere, perché rivolgono una preghiera a Dio, invece di celebrare l'orgoglio nazionale. Allo scoccare della mezzanotte del giorno di San Silvestro, la radio e televisione ungherese manda in onda l'Inno Nazionale e nelle case la gente si alza in piedi ed intona l'inno stesso assieme a «Szózat»/«Appello» di Mihály Vörösmarty (1800-1855).
²  Re Mátyás Hunyadi/Mátyás Corvin [Korvin] (regnò: 1458-1490)


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