O Diabo antigoErnesto Rodrigues 译

Il Demone ancestraleCikos Ibolja 译


Do Oriente veio em manto de púrpura
Venne dall’Est, di porpora ammantato,
na aurora primordial das rimas.
all’alba delle rime recondite.
Com ébrio prazer veio, a cavalo,
In groppa a un destriero, con l’umore inebriato,
com seu instrumento, cantando,
con gli strumenti musicali e cantando,
sentou-se ao lado o Diabo antigo.
il Demone ancestrale, accanto a me si sedette.

Rude jovem, canta-me ao ouvido,
Giovane scapestrato, nelle orecchie mi canta,
bebemos, bebemos e eu escuto.
beviam’, beviam’, ed io lo sto ascoltando.
Em longas filas albas deslizam,
Lunghe file di aurore rosse
vermelhas, e à minha janela
scivolano via ubriachi
elas batem, embriagadas.
sulle finestre bussando.

Do Santo Oriente a felicidade
Felicità perduta dell’Oriente sacro,
perdida, este infame presente
Danzano sul tavolo, pieno di vino,
e o futuro-bruma atraente
Questo vituperato presente
dancam sobre uma mesa ébria,
E il futuro nebuloso inorpellato.
e luta comigo o Diabo antigo.
Il Demone ancestrale, mi sfida in duello.

Numa ruim jaqueta eu cabeceio,
Vestito, di giacca lacera, sto sonnecchiando,
púrpura sobre o Diabo antigo.
sulle spalle del Demone il vestito porporato.
Crucifixo, duas velas, dor.
Crocifisso, due candele, mestizia.
Grande e sem fim triste torneio,
Una gran’ giostra è questa, mesta, infinita,
e o vinho espalha-se na mesa.
Sul tavolo, come una fiumana scorre il vino.

Desde os velhos tempos babilónicos
Il Demone ancestrale lotta con me,
luta comigo o Diabo antigo.
Dai tempi dell’antica Babylonia.
Esteve lá talvez um avô devasso
Tra i miei avi, vi era una baldracca,
e desde então é meu cumplice,
E da allora, che per me è diventato,
meu pai, meu deus, imperador.
Compare, padre, imperatore e Dio.

Bêbedo Apolo de rosto irónico,
Apollo, il bagordo, suo viso è un ghigno,
seu manto cai, espera o cavalo,
Scivolato il mantello, lo aspetta il suo cavallo,
mas segue o baile e o torneio ruge.
Ma la festa continua e la giostra va.
Na mesa de sangue coberta,
Vaga, vaga, senza fermarsi mai
o corpo ora vai, ora vem.
Il bicchiere, sul tavolo insanguinato.

«Senhor, meu companheiro benévolo,
“Gran’ Signore, amico mio devoto,
deixa-me ir, pesa-me a cabeça.
Ho la testa pesante, sii indulgente.
Já tive coisas boas de mais,
Era troppo di tutto, l’abbondanza è perniciosa.
muitos vícios, noites, desejos,
Troppi peccati, la notte, la cupidigia,
meu pai, já tive assaz de amor.»
Padre, era troppo l’amore.”

Comendo, dou-lhe a lira quebrada,
Gemendo offro il mio liuto rotto,
o quebrado coração, e ele ri.
Il mio cuore è a pezzi, ma lui ride.
Veloz vai, vem, corre a Vida sob
La Vita va su e giù, sempre di corsa,
nossa canora, em sangue e ébria,
sotto la finestra della bettola sacra,
santa janela de taberna.
lercia di vino e di sangue.

«Senhor, luta com outro, a alegria,
“Sfida in lotta qualcun altro,
para mim, não é alegria.
Per me il piacere non è un piacere.
Fama e ebriez são enxaquecas.
La gloria e l’euforia sono solo mal di testa.
Em torpes sonhos se gastaram
Nei sogni ignobili si son consumati,
as soberbas garras de leão.
Gli artigli del superbo leone.”

Senhor, meu torrão é o torrão húngaro,
“Signore, la mia zolla è una zolla ungherese.
seco e estéril. Que quer teu grande
Sterile, sfruttata. A cosa mira,
incitamento à embriaguez?
Il tuo incitamento euforico?
Que vale de vinho sacrifício,
A che serve il patto col vino e con il sangue?
de sangue? E o homem, se é húngaro?
Quanto vale l’uomo, se è ungherese?”

Senhor, sou pobre servo errante,
“Signore, sono un povero,servo errante,
um grande louco consumido,
un grande matto consunto,
porquê beber até rebentar?
a che serve bere ormai a più non posso?
Não tenho dinheiro, esfumou-se
Di denari non ne ho, il mio credo è svanito,
a fé, perdi a força, morro.
sono privo di forze, sto morendo.”

Senhor, tenho mãe: santa mulher.
“Signore mio, ho una madre: santa donna,
Tenho Leda: bendita seja.
Ho la mia donna, Leda: che sia benedetta,
Tenho um par de clarões dos meus sonhos,
Ho un paio di guizzi di sogno,
um, dois adeptos. Sob a alma,
E anche un paio di amanti. Sotto la mia anima,
um grande pântano: o horror.
Un gran pantano: l’orrore.”

Haverá mesmo, talvez, um, dois cantos,
“Forse ne avrei anche un paio di canti,
uma ou duas canções lascivas,
Un paio di canti grandi, voluttuosi,
grandes e novas, mas quero cair,
Ma sto per crollare, come vedi,
eis, sob a mesa, na ebriez
Sotto l’euforia, sotto il tavolo,
deste torneio primitivo.
In questa lotta ancestrale.”

Senhor, deixa ir teu servo triste,
“Signore, congedi il tuo servo,
nada existe, só a Certeza,
Tanto non è rimasto più niente:
a primitiva Certeza, a ruína
Solo la certezza ancestrale,il decadimento sicuro,
certa, não me encantes, embriagues,
Non m’incantare, non farmi del male, non farmi bere
batas. Senhor, não bebo mais.
Signore, io non son disposto più, a bere.”

Sinto náuseas, grande repugnância,
“Son disgustato e piena di ripugnanza,
o corpo cansado e doente.
Ho la schiena malata e avvizzita,
Pla última vez á tua frente
Mi inchino davanti a te, per l’ultima volta,
me inclino e o copo deito ao chão.
Poi scaglierò il bicchiere per terra.
Senhor, eu a ti me submeto.»
Signore, hai vinto tu l’ultima sfida.”

E vejo como salta a cavalo,
Vedo ormai, come salta in groppa al destriero,
me bate no ombro, ri muito,
Tra una gran risata mi da una pacca sulla schiena.
e cantos pagãos, albas alegres,
Lo accompagnano con il suo cavallo alato,
ventos ardentes embruxados,
I canti pagani, l’allegre aurore,
transportam-no para a distancia.
E venti bollenti stregati.

Voa de Oriente para Ocidente,
Continua a volare dall’Est all’Ovest,
pra novos torneios pagãos
In cerca di giostre pagane sempre nuove,
corre, e eu, de crucifixo, copo
Ed io con il crocifisso, col bicchiere rotto,
partido, corpo frio, alegre
Con il corpo freddo e con il ghigno paralizzato,
e hirto caio sob a mesa.
Sotto il tavolo mi allungo.


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