Junto ao DanúbioErnesto Rodrigues 译

Presso il DanubioEdith Bruck 译


I.
1
Sentado no cais, na pedra inferior,
Stavo seduto sotto lo scalo sulla prima pietra
via nadar cascas de melancia.
guardavo come naviga via la scorza d'anguria.
Imerso em meu destino, mal dava por
Assorto nel mio destino avvertivo appena
que a flor fala, o fundo silencia.
come ciarla la superficie e tace il profondo.
Como indo do meu coração, túrbido
Come se il Danubio fluisse dal mio cuore;
e sábio, e grande, era o Danúbio.
era torbido, saggio, grande.

Ogni onda e ogni moto era un sussulto
Como os músculos, quando trabalha a gente,
un tendere e afflosciarsi come i muscoli
lima, martela, faz tijolos, cava,
quando l'uomo lavora lima batte
assim a onda e tudo o que é movente
fa mattoni di tufo, vanga.
rebentava, estendia, relaxava.
Mi cullava anche, con delle favole come mia madre,
Qual a mãe, embalava-me com histórias,
lavava tutti i panni sporchi della città.
limpando da cidade toda a escória.
Cominciava a gocciolare

ma come fosse la stessa cosa, la pioggia smetteva.
E em gotas começou a cair a chuva,
E tuttavia come chi osserva la pioggia battente
depois parou, como se fosse o mesmo.
da un anfratto - guardavo il circostante:
E, contudo, como quem olha de gruta
un venir giù monotono da parere eterno,
a longa chuva, eu olhava o termo:
incolore, ciò che si colorava, qua e là, era passato.
chuva eterna, insensível, o passado
Il Danubio era un continuo scorrere. E come un bimbo
sem cor caía, antes variegado.
nel fertile grembo incurante di una madre,

la schiuma giocava buona buona,
Corria o Danúbio. E tal o menino
ridacchiandomi in faccia.
no seio fértil da mãe distraída,
E sulla corrente del tempo vacillava
assim as ondas se entretinham comigo
come lapidi tombali in cimiteri cadenti.
e pra mim dirigiam sua risa.
2
No fluxo do tempo tremiam elas,
Io mi son un che guarda da millant'anni
como de túmulos as pedras trémulas.
ciò che all'istante vede.

Un attimo, e lì è la totalità del tempo
II.
che centomila avi guardano unitamente a me.

Vedo ciò che no  hanno veduto perché zappavano
Eu sou assim, que há cem mil anos contemplo
uccidevano abbracciavano, facevano il dovuto.
já o que, de repente, vejo a sós.
E immersi nella materia loro vedono
Um segundo, e está pronto todo o tempo
(devo confessarlo) ciò che io non vedo.
que comigo observam cem mil avós.
Sapevano l'un dell'altro cose come gioia e tristezza;

a me il passato, a loro il presente.
O que não viam vejo, preocupados
Scriviamo versi - loro che tengono la mia matita
em cavar, abraçar, matar, fazer
e io li sento, me ne ricordo.
o preciso. Vêem, à matéria dados,
3
o que eu não vejo, posso bem dizer.
Mia madre era di kun, mio padre per metà transilvano

e per metà, se non del tutto, rumeno.
Conhecemo-nos como dor e alegria.
Dalla bocca di mia madre era dolce il cibo
O passado é meu, deles o presente.
dalla bocca di mio padre era bello il vero.
Poema escrevemos – são quem o lápis guia
Se mi muovo, sono loro che si abbracciano,
e eu sinto-os e recordo ardentemente.
il che talvolta mi rattrista -

è la vita che trascorre, e di questo io sono fatto. "Vedrai
III.
quando non ci saremo più!... - così mi parlano.

Mi si rivolgono perché io sono già loro;
Minha mãe era cumana, o pai metade
nel mio essere debole è così che sono forte,
sículo, metade romeno, ou fosse
chi ricorda, sa di essere più dei molti
todo. Da boca do pai era a verdade
perché fino alle cellule sono ogni avo -
linda, da boca da mãe comer doce.
sono l'Avo, che dal preesistente si moltiplica,
Um ao outro se abraça, quando me movo.
felicemente mi fondo con mio padre e mia madre
Estou triste às vezes por razões que tais –
e a loro volta loro due si scindono
esta morte, de que sou. «Tu verás como,
così io mi moltiplico in un uno appassionato!
dizem, um dia não seremos mais.»
Sono il mondo - tutto, che era e ciò che è:

le tante generazioni che vicendevoli si assalgono.
Dizem, pois eu sou eles, enfim; assim,
I conquistatori mi vincono da morti
sou forte sendo fraco, e recordo
e la sofferenza dei vinti mi tormenta.
que sou mais do que muito, pois sou em mim
Arpàd e Zalàn, Werboczi e Dòzsa -
avós até ao núcleo dos primórdios –
turchi tartari slavi rumeni in uno
sou o Avô, que se desfaz a gerar: em
nel mio cuore, che già col passato è in debito
meu pai e minha mãe feliz me assumo
e con un sereno futuro - ungheresi d'oggi!
e meu pai, a mãe, dividem-se também
... Io voglio lavorare. E' già
e assim me propago animado Uno.
pesante fatica dover confessare il passato:

al Danubio, alle tenere onde che abbracciano
O mundo sou – tudo, o que foi, é vivo:
presente passato e futuro.
as muitas raças que se deram luta.
La lotta che hanno combattuto i nostri avi
Vencem mortos os conquistadores comigo
già il ricordo la discioglie in pace:
e a pena dos vencidos me tortura.
organizzare finalmente il daffare comune
Árpád e Zalán, Verbõczi e Dózsa –
è lavoro nostro, e non è poco.
turcos, tártaros, eslavos e romenos
neste coração rolam – húngaros de hoje! –
que ao passado deve coração sereno.

…Eu quero trabalhar. É suficiente
luta ter que o passado confessar.
Do Danúbio as ondas, passado, presente,
futuro, ternas se vão abraçar.
A luta a que se deram nossos avós
em paz a dilui a recordação;
enfim ordenar coisas de todos nós
é obra nossa; e não é pouco, não.


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